Mp1 - Giardini Naxos, Emergence Festival

Mp1 - Giardini Naxos, Emergence Festival

© Mauro Filippi

Julieta XLF - Gibellina Vecchia

Julieta XLF - Gibellina Vecchia

© Mauro Filippi

crazyone - Caltanissetta, Street Factory eCLEttica

crazyone - Caltanissetta, Street Factory eCLEttica

© Mauro Filippi

Pizzo Sella Art Village - Collettivo fx - Palermo

Pizzo Sella Art Village - Collettivo fx - Palermo

© Mauro Filippi

Mauro Filippi e la Street Art in Sicilia

Stories

La street art in Sicilia attraverso le parole di Mauro Filippi. Architetto, designer, fotografo e amante dell'arte urbana.

La street art in Sicilia è uno dei tesori che cittadini e turisti stanno scoprendo/dovrebbero scoprire sempre di più e con più passione, perchè è legata al passato, è sinonimo di rigenerazione nel presente e può dare interessanti prospettive turistiche e di valorizzazione del territorio nel futuro. 

Ne abbiamo parlato con l’architetto e designer, fotografo e amante dell’arte urbana, Mauro Filippi. Lui è tra i fondatori di PUSH. no-profit palermitana che opera nel settore dell’innovazione sociale e del service design presso cui lavora attualmente come designer e project manager.

Assieme al semiologo Marco Mondino e alla sociologa Luisa Tuttolomondo è tra gli autori di “Street Art in Sicilia”, completa e coinvolgente guida alla street art siciliana edita da Dario Flaccovio e con lui abbiamo parlato del fermento della street art in Sicilia, degli artisti più attivi e dei luoghi catanesi  e dei collettivi “in fermento” da visitare e conoscere assolutamente. Da turista e da turista in città. 

Con il vostro “Street art in Sicilia” avete dato una lettura inedita dei luoghi, interessante anche da un punto di vista di potenziali percorsi e fruizione turistica. Dal tuo punto di vista, a che punto è la nostra isola in termini di turismo culturale legato a queste nuove istanze urbane?
Il tema del turismo in questo preciso momento storico è molto discusso e controverso. In un’isola in cui per troppo tempo ci si è illusi di poter “vivere di turismo” sono stati potenziati alcuni servizi, dimenticando però tutto quello che ad essi sta intorno e li rende efficaci ed efficienti: infrastrutture, cultura, sostenibilità. A Palermo, ad esempio, già da anni sono presenti in città diverse proposte culturali relative all’arte urbana come passeggiate, incontri ed eventi tematici. Mostre tematiche e settoriali si sono organizzate negli scorsi anni tra Catania, Ragusa e Giardini Naxos ma sembra che l’interesse resti ancora abbastanza circoscritto. Le opere di arte urbana rappresentano un valore per le città, e non è un caso che anni fa il Comune di Palermo ad esempio abbia patrocinato e finanziato la stampa di una mappa cartacea tematica che propone un percorso tra le principali opere di arte urbana in città. Tuttavia ritengo che le singole esperienze risultino ancora troppo puntuali e debolmente sinergiche.

Cosa manca e cosa auspichi per una maggiore valorizzazione del turismo legato anche alla street art?
Manca forse una strategia d’insieme e una direzione comune che valorizzi il patrimonio nel suo complesso. Personalmente mi auguro che in futuro si incentivi un turismo “sano e responsabile”, e non di massa, su queste tematiche, e ritengo che anche la guida stessa che abbiamo realizzato, con il suo approccio critico e multidisciplinare, stia dando un contributo in tal senso. Auspico lo sviluppo di un turismo rispettoso e attento alle tematiche degli spazi urbani nel suo complesso, capace quindi di apportare con intelligenza nuovo valore alle singole comunità, chiamate in causa nei diversi luoghi che ospitano questa forma d’arte. 

Quanto la cultura urbana è attiva in Sicilia?
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom. Dopo i primissimi e sporadici interventi di Campo Felice di Roccella e Giardini Naxos, che ormai risalgono ad un decennio fa, il ritmo di espansione e crescita dell’arte urbana è aumentato esponenzialmente. Oggi sicuramente registriamo una forte istituzionalizzazione degli interventi con patrocini di regioni, comuni, aziende partecipate ed enti privati che con obiettivi e interessi specifici supportano esperienze di arte urbana diffusa sul territorio, nei centri come nelle periferie. Nell’ultimo decennio sono stati generati dei veri e propri poli di attrazione, sia nelle grandi che nelle piccole realtà territoriali.

Quali sono i luoghi siciliani più “in fermento”?
Favara (con FARM Cultural Park), Ragusa (con Festiwall), Giardini Naxos (con Emergence), Catania (con #redlinedistreet e #skylinedistreet), Palermo (con Borgo Vecchio Factory, Rambla Papireto e Cartoline da Ballarò), Caltanissetta (con eCLettica) e ancora Mazara del Vallo (con Periferica) e Castrofilippo (con Cufù). Se poi si volesse scendere ancora più in profondità sicuramente andrebbero menzionate anche le esperienze di San Giovanni Gemini (con il suo festival di poster art), Frazzanò, (con fra.me.it), Graniti (con il suo atipico progetto internazionale di residenza artistica) e ancora molti molti altri. È davvero interessante notare la pluralità degli approcci e la differenza dei contesti. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

E per quanto riguarda gli street artist a Catania? La scena catanese è una scena particolarmente ricca e attiva. Gli artisti che gravitano attorno al capoluogo sono molti e acquistano giorno dopo giorno maggior consenso e interesse della critica di settore. Penso ai gemelli Mangione, in arte Gue, a Ligama, con il suo interessantissimo progetto tra i ruderi della Sicilia, Poki, con i suoi personaggi appena accennati ed estremamente rispettosi delle pareti dalle quali prendono vita, Vlady, ormai emigrato in Svezia ma presente sulla scena internazionale, Luprete con il suo umorismo tagliente, e ancora il giovane Ruce con le sue delicate sfumature e trasparenze.

Quale percorso consiglieresti a chi volesse conoscere la street art a Catania? Sicuramente a Catania chi si interessa di arte urbana può percorrere diversi tracciati, battere varie aree e conoscere una moltitudine di progetti tutti caratterizzati da specifiche peculiarità.

A partire da Librino – periferia purtroppo ancora tristemente stigmatizzata, ma nella quale è possibile fruire di splendide opere a firma di Blu, Nemo’S, Collettivo FX, Ema Jons, Sbrama, Luogo Comune, e molti altri. Altro quartiere, anch’esso purtroppo ancora segnato da un forte pregiudizio ma costellato di arte urbana, è San Berillo. Tra le sue strade si possono osservare opere di StenLex, Martina Merlini, Moneyless e molti altri. Infine se si vuole godere di grandi opere sponsorizzate dalle istituzioni certamente non potrà mancare la visita ai famosi “silos” con l’enorme ritratto di Vhils e le firme di Microbo (nata proprio a Catania) e Bo130, Okuda, Danilo Bucchi,  Rosh333, Vlady e Interesni Kazki, o ancora il più recente “AMT Art project” che ha portato sui muri delle ex rimesse degli autobus pennelli e colori di Corn79, Fabio Petani, Gomez, Seikon e molti altri.

Sei architetto e fotografo, esperto di documentazione dei beni culturali e cofondatore del laboratorio di innovazione Push. Siete un meraviglioso e giovane collettivo che opera principalmente a Palermo, portate avanti progetti d’innovazione sociale. Con uno dei progetti, Borgo Vecchio Factory, avete raccontato quanto graffiti e street art possano essere strumento di educazione e per contrastare le emergenze sociali. Ci sono delle realtà degne di nota anche a Catania, dei collettivi “partners” che a Catania portano avanti istanze simili alle vostre?
A Catania ci sono tante realtà e collettivi attivi nelle diverse aree della città. Tra i più presenti sicuramente i “Res Publica Temporanea”, promotori tra gli altri di due interessantissimi progetti tra Librino e San Berillo. Il primo, #skylinedistreet, portato avanti insieme ai ragazzi del Campo San Teodoro e con il supporto del Teatro Coppola, ha creato negli anni un ricchissimo e interessante patrimonio di arte urbana capace di attivare anche attività “collaterali”, non ultima l’azione di guerrilla gardening sviluppata proprio qualche settimana fa in sinergia con l’Orto Botanico di Catania

E poi c’è #redlinedistreet e tutto ciò che orbita attorno a San Berillo…
#redlinedistreet tenta di intervenire in modo pacato ed intelligente all’interno di un tessuto urbano carico di storia e storie, virtualmente isolato dal suo intorno. Con uno sguardo attento ai possibili rischi di innalzamento del valore economico degli immobili sui quali gli artisti sono intervenuti, per evitare quindi l’incentivazione di possibili effetti indesiderati di gentrificazione, le opere sono state realizzate per lo più su supporti “mobili” e precari, come porte e finestre, murate e non. Anche questo progetto consta di numerosissime firme che spaziano dalla scena locale a quella internazionale, offrendo una pluralità di spunti, stili e messaggi, capaci di far riflettere e di legarsi in modo indissolubile con il contesto dal quale nascono.