Ligama, murale di un moro che guarda il mare
Citymap Siciliaa cura di Bianca Caccamese
Da alcuni giorni è comparsa in città una enorme testa di moro raffigurata sul muro di un palazzo in via Alcide De Gasperi.
È un’opera dello street artist Ligama ed è davvero imponente.
Percorrendo in auto quella via non può che catturare l’attenzione, così è stato quando sono passata da lì con i miei figli che puntualmente mi hanno chiesto “Cos’è?” e ovviamente non si sono accontentati della risposta “Una testa di moro” ma sono passati subito alla domanda successiva: “Che vuol dire testa di moro?”
E qui cascò l’asino! (anche se non l’ho dato a vedere)
Ho risposto semplicemente “La testa di moro è un tipico vaso di ceramica siciliana che raffigura appunto la testa di un arabo, detto moro” e loro, probabilmente già distratti da altro fuori dai finestrini, non hanno proseguito con le domande. Menomale perché non avrei saputo dire cosa aggiungere. In un angolo della mia memoria c’era un cassettino da aprire ma era sepolto, non ricordavo altro sulla testa di moro!
Quanti di voi ricordano perché questi vasi si chiamano così e perché sono diventati tipici dell’artigianato siciliano?
Non c’è bambino siculo al quale non sia stato raccontato, il punto è che diventati adulti abbiamo dimenticato i racconti delle tradizioni che ci venivano narrati da piccoli. Io, proprio IO (autoironia a palla), non posso non raccontarlo ai miei figli! E dunque sono andata a ripassare…
La leggenda racconta che intorno all’anno 1000, periodo della dominazione araba in Sicilia, a Palermo viveva una fanciulla bellissima che trascorreva buona parte delle sue giornate in casa, occupandosi delle piante in balcone. Un giovane moro (arabo dalla pelle scura) passando da lì la notò, se ne innamorò a prima vista e le dichiarò subito il suo amore. La giovane fanciulla ne ricambiò l’amore ma presto scoprì che il giovane aveva moglie e figli al suo Paese e sarebbe tornato da loro abbandonandola. Accecata dalla gelosia e dalla rabbia, una notte decise che gli avrebbe impedito di lasciarla e così gli tagliò la testa e ne fece un bel vaso da fiori dove coltivò una pianta di basilico. I vicini di casa, vedendo crescere la pianta rigogliosa e profumata pensarono che fosse merito del vaso dalla particolare foggia e si fecero costruire anche loro dei vasi di terracotta a forma di testa di moro.
Oltre a questa leggenda però ricordo che un altro modo di chiamare questi vasi è “teste di Burgio”, da cui deriva il detto siciliano “test’i buggiu” per indicare una persona con la testa vuota. Il motivo di questa denominazione è legato invece al nome Burgio, un Comune in provincia di Agrigento che ha avuto, a partire dalla fine del ‘500, una grande tradizione artigianale legata alla produzione di ceramiche artistiche.
Oggi le teste di moro più conosciute in Sicilia sono probabilmente quelle di Caltagirone ma ne esistono diverse declinazioni; le mie preferite sono
decisamente più pop, unica tinta e con colori molto accesi.
Mi piacerebbe trovare in città un laboratorio che organizzi un corso per bambini di modellazione delle teste di moro, sono certa che ne verrebbero fuori dei capolavori!
Mi metto subito alla ricerca e vi terrò informati, intanto la prossima volta che passerò con i miei figli dal murale di Ligama in via Alcide De Gasperi potrò raccontargli la
leggenda che ha dato origine a questa originale produzione artistica tipicamente siciliana!
