Warhol è Noto | Il barocco immaginario

Arte, Cultura
Warhol è Noto | Il barocco immaginario
Ex Convitto Ragusa / Corso Vittorio Emanuele, 31 - 96017 - Noto
07 Maggio - 28 Agosto 2016
0931 836744
Maggio:
Lunedì a Venerdì dalle ore 10.00 alle 20.00
Sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 24.00

Giugno, Luglio e Agosto:
Lunedì a Venerdì dalle ore 10.00 alle 24.00

La biglietteria chiude un’ora prima dell'orario di chiusura
Intero € 10,00
Ridotto € 7,00 (over 65, gruppi minino 6 persone)
Ridotto € 6,00 (universitari, ragazzi sino a 18 anni e residenti)

L’Ex Convitto Ragusa di Noto ospita la mostra “Warhol è Noto”, a cura di Giuseppe Stagnitta e realizzata da Fenice Company Ideas e Associazione Culturale Studio Soligo in collaborazione con il Comune di Noto, Patrimonio dell’Unesco.

In esposizione circa 120 opere, provenienti dalla Collezione Rosini-Gutman, che raccontano e faranno conoscere al pubblico la potente forza comunicativa di Andy Warhol, la personalità più eclettica e importante dell’arte del ‘900.

Il percorso espositivo si apre con 20 disegni degli anni ’50 che descrivono l’inizio della sua carriera per passare alla nota Campbell’s Soup e Brillo e dalla celebre Marilyn Monroe a Ingrid Bergman, da Man Ray a John Gotti e Liz Taylor al famosissimo pezzo unico che rappresenta Mao. Esposta anche la rara opera su tela Liza Minnelli e Assassinio a Dallas e opere rappresentative di quasi tutta la sua produzione, come Flowers, Cow e Fish. In mostra anche le famose foto stampate su rulli di carta kodak dal titolo Tacchi a Spillo e molti altri prestigiosi pezzi unici che resero noto l’artista nel panorama internazionale.

L’esposizione propone la celebrazione di “cose”, “persone” e “simboli” ricorrenti nella business art di Andy Warhol e che lo hanno reso forse il più famoso artista del XX secolo: i manifesti dei suoi film, le copertine dei dischi tra cui quelle dei Rolling Stones, Velvet Underground, Graces Jones, alcuni abiti da lui disegnati e autoritratti video.
In mostra, inoltre, la proiezione di una rarissima intervista realizzata dal giornalista Vanni Ronsisvalle nel 1977 a Roma, in cui l’artista viene ripreso nel suo vagabondare per la Città Eterna, mentre incontra personaggi del tessuto sociale romano di quel periodo, come Federico Fellini, e si sofferma a contemplare le architetture barocche della città.

Una produzione seriale di oggetti/soggetti quotidiani, decontestualizzati e resi accessibili al grande pubblico grazie alla loro immagine che non richiede più interpretazioni o letture che sempre hanno indirizzato – limitandola – la visione dell’opera d’arte verso spettatori preparati.

I ritratti di alcuni tra i più famosi vip del jet set internazionale testimoniano il periodo “mondano” e glamour di Andy Warhol durante il quale all’artista vennero commissionati ritratti da ogni parte del mondo e dalle più disparate, purché facoltose, categorie sociali. “Pittore di corte degli anni settanta”, così lo defininì Robert Rosenblum.

L’evolversi delle attitudini comunicative, virtuali e non, ha confermato con il trascorrere dei tempi la funzionalità – a tratti subliminale – delle scelte estetiche e stilistiche della produzione made in Warhol in relazione al potere persuasivo dell’immagine. Un potere sempre più inevitabile, elemento primario all’interno di tutti i contesti sociali e sociologici in cui Warhol comunica, suggestiona, trasmette i suoi voleri e le sue tecniche e le citazioni.