Bob Liuzzo davanti saracinesca con la Catania Pride Flag

Bob Liuzzo davanti saracinesca con la Catania Pride Flag

Bob Liuzzo: l’intervista per il mese del Pride di Giugno

Tra le figure intervistate per il progetto Catania Arcobaleno, Bob Liuzzo è colui che ha creato un dialogo tra comunità LGBTQIA+ e il suo progetto Catania Project.

Nel corso degli anni la comunità LGBTQIA+ catanese ha trovato sostegno in varie associazioni e figure attive sul territorio. Tra queste abbiamo intervistato Bob Liuzzo,  graphic designer e coordinatore didattico del corso triennale di Graphic Design dello IED di Milano, il quale ha creato un inedito modo di dialogare con la comunità LGBTQIA+ attraverso il Catania Project. Tra le figure local con cui abbiamo parlato per il progetto della Catania Arcobaleno di cui abbiamo parlato qui.

Utilizzare il potere dei simboli per parlare a tutti i cittadini di Catania

COME NASCE IL CATANIA PROJECT

Il Catania Project è nato molto tempo fa, ma è stato presentato al pubblico solo negli ultimi anni. L’obiettivo principale del progetto è quello di fornire a Catania un simbolo indipendente che rappresenti l’identità territoriale universale e democratica della città andando oltre i monumenti e i riferimenti culturali convenzionali, cercando di catturare l’essenza più pura di Catania.

Il simbolo si basa su un sistema grafico/visivo che utilizza linee e colori semplici per rappresentare gli elementi chiave di Catania. Emergono l’Etna, la lava, il mare e il cielo, che sono i principali distintivi della città. L’Etna è rappresentato da un nero intenso, la lava eruttiva da un rosso ardente, il mare da un azzurro intenso e il cielo bianco simboleggia la speranza per il futuro. Questi elementi sono così intrinsecamente legati all’area geografica che potrebbero anche trasmettere l’essenza di Catania a ipotetici alieni che colonizzassero il pianeta.

Può essere utilizzato in molteplici modi, come bandiera, murales, motivo decorativo o qualsiasi altra forma che la comunità di Catania desideri. È stato donato alle persone che vivono a Catania come un simbolo della loro città ricevendo un’accoglienza positiva da parte di molte persone e aziende di Catania che lo hanno utilizzato su varie forme di espressione, come murales, abbigliamento, bottiglie di birra artigianale e persino come simbolo per squadre sportive locali.

COME SI INSERISCE IN QUESTO CONTESTO LA TUA IDEA DEL CATANIA PRIDE FLAG?

Amo descrivere il mio lavoro con una frase: “Le persone creano i simboli, i simboli creano le persone”. I simboli si fondono, si uniscono, si amano e si odiano. Il concetto di PRIDE, che celebra la diversità, è da sempre ricco di simboli che lottano e coesistono tra di loro, e questa dinamica è straordinaria.

Questa dialettica si svolge sotto un simbolismo comune rappresentato dall’arcobaleno. Nonostante le variazioni nella sua composizione, l’arcobaleno è passato in pochi anni dal concetto di pace a quello di orgoglio gay, fino a diventare un simbolo di orgoglio globale, mutando e sviluppandosi nel corso del tempo. Tuttavia, è importante riconoscere che un simbolo può facilmente perdere il suo significato originale quando viene commercializzato. 

L’anno scorso ho letto un articolo sul PRIDE di Milano in cui era presente una foto di una strada cittadina piena di arcobaleni, come ormai siamo abituati a vedere. Dopo poco mi sono accorto che quella foto era stata scattata durante il PRIDE di Roma e non di Milano, questa situazione mi ha fatto riflettere. Senza riferimenti chiari, come un monumento iconico come il Duomo o il Colosseo, come posso distinguere in quale luogo si sta svolgendo quel PRIDE e i bellissimi valori che rappresenta? L’arcobaleno, con la sua intenzione di simboleggiare la diversità, sta eclissando il luogo che ospita l’evento? Come posso mostrare il mio supporto al PRIDE di un’altra città, rendendo evidente la strada che ho percorso per parteciparvi?

Il mio coinvolgimento nel progetto di creazione e donazione del simbolo indipendente di Catania di cui ho parlato prima ha facilitato l’addizione visiva con l’arcobaleno, dando così vita alla prima bandiera Pride realmente geolocalizzata in Italia. Analogamente al simbolo della città, anche questa variante non è stata richiesta o commissionata da nessuno, ma appartiene a tutti o, almeno, a coloro che sceglieranno di utilizzarla perché ritengono che sia importante.

Credo fermamente che l’inclusione non significhi soltanto accettare la diversità, ma anche non trascurare mai il luogo e le persone che la accolgono.

DA CREATIVO PERCHÈ È IMPORTANTE DARE VISIBILITÀ ALLA COMUNITÀ LGBTQIA+?

Non mi considero una persona particolarmente creativa, o meglio, credo che la creatività sia innata in ognuno di noi. La creatività è come la dinamite: tutti sappiamo come usarla, ma il segreto sta nel saperla gestire, non solo nel sapere come accendere la miccia. Sono fermamente convinto che ogni comunità, inclusa la comunità LGBTQIA+, debba godere di visibilità e canali di comunicazione in cui poter parlare ed esprimersi senza pregiudizi o limitazioni.

Oggi il concetto di PRIDE va oltre il genere e l’orientamento sessuale o romantico; essere orgogliosi significa aprire un dialogo senza remore e costruire ponti tra comunità diverse che condividono gli stessi spazi. A dimostrazione di ciò, uno dei miei progetti più recenti, realizzato insieme ai miei studenti dello IED Milano, è stato lo sviluppo del primo vessillo dell’Orgoglio scientifico per il rebranding del CICAP. Questa bandiera è stata chiamata THINK DEEP.

Catania è una delle principali metropoli del Mediterraneo e del Sud Europa, una città che da sempre accoglie tutti, senza eccezioni. Credo che donare simboli a un luogo significhi fornire la giusta copertina per una collezione di racconti meravigliosi scritti da autori con visioni del mondo completamente diverse. Anche se mi definisci “creativo”, termine che non amo particolarmente, non mi interessa tanto ciò che il luogo che mi ospita può fare per me, ma piuttosto ciò che posso fare io per esso. Da anni dedico il mio lavoro alla città, alla sua storia passata e futura, e alle persone che ne sono parte in modo unico e indissolubile.

Siamo tutti diversi, ma se scaviamo a fondo, scopriamo radici comuni che ci legano. Ho visto la bandiera indipendente di Catania sventolare allo stadio e in ambienti solitamente poco tolleranti verso la diversità, così come l’ho vista affiancata all’arcobaleno durante lo scorso Pride. Questo è ciò che significa dare visibilità a tutte le comunità, con rispetto e semplicità essenziale. E se un giorno queste rappresentazioni non dovessero più funzionare, lasceremo questi simboli alla prossima razza aliena che deciderà di abitare questo splendido luogo che, al giorno d’oggi, chiamiamo Catania, ma chissà con quale nome essi decideranno di chiamarlo.”


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