Veduta panoramica di Longi (Parco dei Nebrodi - Messina)

Veduta panoramica di Longi (Parco dei Nebrodi - Messina)

© Emilio Messina

Alla scoperta dei borghi siciliani con Emilio Messina

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Emilio Messina è sempre stato un professionista versatile: ha lavorato nel campo pubblicitario, televisivo, e video entertainment. Oggi si definisce un esploratore. Una passione nata quattro anni fa quando, imbracciando una fotocamera, ha deciso di andare alla scoperta dei luoghi più reconditi di Sicilia: laghi, montagne, arcipelaghi, borghi, siti archeologici, castelli. “Un viaggio vissuto non da turista ma da vero e proprio pellegrino. Una traversata dell’isola che si è trasformata in una vera e propria missione per portare allo scoperto e alla conoscenza di tutti, quei luoghi che visitavo e fotografavo”. Essere fotografo di paesaggio si è incontrato ben presto con la professione di guida naturalistica. Oggi, come ci ha raccontato nel corso di questa intervista, si è trasformato in un libro “Borghi di Sicilia”, edito da Flaccovio e curato con Fabrizio Ferreri che narra di “atmosfere cultura, arte, natura di 58 luoghi di straordinaria bellezza”. 

Cosa troveremo in questo libro?
Una Sicilia autentica.
Sia dal punto di vista letterario grazie al suo lavoro di coordinazione degli autori (in ogni Borgo il testo è stato concepito da un rappresentante competente della comunità locale). Sia dal punto di vista fotografico perché, attraverso le tantissime foto racchiuse nel libro, ho cercato di raccontare trame lontane dai clichè e poco conosciute della Sicilia. Cercando anche di sorprendere chi pensa di conoscere molto bene quest’ isola.

Che magia particolare ha un borgo siciliano?
Ogni Borgo che ho visitato ha una propria magia. Ma vi è sicuramente una magia che li accomuna quasi tutti: quella di prenderti per mano e farti fare letteralmente un viaggio in un’altra epoca. Cortili ottocenteschi, stradine medievali, architetture barocche, natura incontaminata, chiese bizantine o rupestri, e decine di altri siti che non solo ti danno l’impressione di vivere in un’altro tempo ma anche in un’altra dimensione.

Quanto è durato il tuo viaggio alla scoperta dei borghi?
Il viaggio che ho intrapreso per fotografare ogni Borgo in maniera esaustiva è durato circa un anno e mezzo. Ammetto di essermi perso diverse volte, ma questo mi ha permesso di vivere le strade, la natura circostante, le architetture, la storia e diversi momenti sociali con la gente dei luoghi. Mi è capitato di scovare località e scenari di un unicità che forse solo in una terra come la nostra è possibile scorgere. Antiche necropoli a poche centinaia di metri dal centro storico, vicoli che tutt’oggi conservano i loro schemi di dominazione araba, piccoli villaggi edificati dentro le grotte, magnifici e imponenti castelli normanni integri, torrenti che attraversano l’abitato ed alimentano, ancora oggi, mulini ad acqua per la produzione del grano.

Un borgo siciliano che ti ha particolarmente colpito? Fare il nome di un solo borgo è un po’ come chiedere un amante della musica qual è il proprio brano preferito, ma sicuramente è possibile afferrare, attraverso gli scatti presenti nel libro, quali sono stati gli angoli e gli scorci in cui ho lasciato volentieri una parte di me.

Cosa significa viaggiare attraverso la Sicilia? Attraversare la Sicilia in questo modo ti lascia dentro moltissime esperienze e ricordi. Percorrere i piccoli centri urbani ti da la possibilità di conoscere persone che vivono in modi e contesti completamente diversi da quelli della grande città. Centri urbani dove è naturale vedere in piazza il fratellino che insegna alla sorellina ad andare in bici, o dove puoi sentire per le strade lo stesso odore della salsa preparata da tua nonna e seguendolo come un segugio arrivi a sbirciare dentro la cucina di qualche mamma o nonna che un po’ ti ricorda casa.

Un aneddoto particolare accaduto durante le vostre esplorazioni?
Ricordo l’incontro avuto con un vaccaro dentro la riserva di Pantalica. Mentre fotografavo i villaggi bizantini vicino Ferla la batteria della fotocamera mi abbandonò nello stesso instante in cui arrivò la pioggia. Nella ricerca di un riparo mi ritrovai accerchiato da corpulente mucche che ostruivano totalmente il sentiero. Tra passaggio ostruito e pioggia battente entrai dentro una delle abitazioni rupestri scavate nella roccia. Una volta dentro alzai lo sguardo, seduto davanti a me un anziano uomo sorridente mi porgeva un pezzetto di caciotta appena tagliata. Mi sembrava di aver fatto un salto nel passato. Quell’incontro fortuito e inaspettato mi fece riflettere tantissimo. Inizialmente mi scambiò per un turista, ma quando capì che ero siciliano, in dialetto escalmò: “e cu ti ci potta ca?”. Parlammo a lungo , mi raccontò la sua vita e capii il senso di quella domanda. Tutti i suoi nipoti erano andati via dalla Sicilia per cercare lavoro e lui era l’ultimo rimasto a badare all’attività di famiglia. Gli spiegai il progetto del libro ed il mio lavoro e mi riempì di complimenti. La genuinità, l’accoglienza, e la semplicità con cui conduceva la sua vita, per chi è abituato ai ritmi cittadini, erano spiazzanti. Incontri come quello ti cambiano un po’ la vita, ti fanno realmente comprendere quanto di superfluo c’è nel nostro quotidiano. E come purtroppo certi mestieri, arti, tradizioni, andranno via via sparendo perchè non c’è più la generazione a cui passare il testimone.

Il primo borgo che un turista dovrebbe visitare?
Singolarmente i borghi presenti nel libro sono tutti da visitare, ma vi è un gruppetto di essi, tutti vicini tra loro, da cui consiglio di partire. Parlo dei Borghi che si trovano sulle Madonie (Gangi, Geraci Siculo, Polizzi Generosa, Pollina, Castelbuono, Petralia, S.Mauro Castelverde) . Preciso che nessun altro luogo presente nel libro è da meno, ma essendo tutti limitrofi si può benissimo iniziare da lì per poi muoversi ed esplorare tutti gli altri, seguendo una spirale che attraversa la Sicilia.

La cosa più locals e caratteristica dei borghi siciliani?
In ordine sparso le cose più “locals” che mi hanno colpito sono l’incredibile dialetto di Piana degli Albanesi dove ti salutano con “Kjavarrisu”, o la strana leggenda della Rocca Salvatesta a Novara di Sicilia secondo cui all’interno vi è nascosto un tesoro che si svela solo se una donna nell’arco di una giornata compie meticolose e particolarissime azioni. La buonissima resina (manna) per uso dolciario che estraggono dal frassino solamente a Pollina e Castelbuono. I grandi Archi di pane che realizzano e con cui addobbano il paese a San Biagio Platani per la Pasqua. Ma a mio parere, in assoluto, non c’è niente di più locals del cibo tipico di ogni borgo. Incredibile come ognuno di questi luoghi abbia una particolarità culinaria così tipica, che è impossibile trovarla simile persino nel paese limitrofo.

Prossimi progetti in cantiere?
La mia esplorazione della Sicilia non è assolutamente finita.
Come guida naturalistica accompagno settimanalmente escursionisti tra Monti Iblei, Etna e Nebrodi. Ma sto concentrando tutte le mie energie per creare degli itinerari, Attraverso la mia startup SicilyExplorers, per guidare escursioni fotografiche che attraversano i borghi e gli scenari naturalistici più belli di quest’isola. Infine per non farmi mancare nulla sto seguendo un interessantissimo progetto fotografico con l’archeoastronomo Andrea Orlando che ripercorre le tracce dei primi uomini che abitavano la Sicilia in epoca paleolitica e neolitica. Ed in futuro, chissà.