10 cose che bisogna sapere su Sant’Agata

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Sant’Agata, la patrona di Catania, non viene celebrata solo nel capoluogo etneo, ma – grazie all’opera di evangelizzazione dei missionari nei primissimi secoli dell’era cristiana e al contributo delle numerose comunità siciliane – anche all’estero.

Agata, nata tra il 229 e 235 d.C. e morta nel 251, è la patrona di una città che la ama e la rispetta con grande devozione. Ma non solo: la sua festa è anche un’occasione, per decine di migliaia di visitatori provenienti da tutta la Sicilia, da tutta Italia e da tutto il mondo, per partecipare a uno dei riti religiosi più celebri della cristianità. Un culto che va oltre l’aspetto spirituale, abbracciando la cultura, il folklore e la società.

Ecco 10 cose che bisogna assolutamente sapere sulla sua vita e sulla sua festa, che si tiene tra il 3 e il 5 febbraio.

1. Agata è celebrata anche a… Palermo! Ebbene sì: insieme a santa Cristina, santa Ninfa e sant’Oliva, è infatti una delle quattro sante protettrici della cosiddetta Città Felicissima (Santa Rosalia nascerà solo nel XII secolo).

2. Cosa significa l’iscrizione agatina M.S.S.H.D.E.P.L., che si trova in giro per Catania? È legata a una leggenda, che narra di una tavoletta portata da un angelo e depositata sulla tomba di Sant’Agata nel 251 d.C. Significherebbe “Mens sana spontanea, honori Dei et patraie liberationi”: la mente di Sant’Agata è sana e spontanea per l’onore di Dio e per la salvezza della città natale, di cui è patrona.

3. Le reliquie della Santa non arrivarono subito a Catania. Prima, infatti, esattamente nel 1040, furono trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace. Ma nel 1126 due soldati dell’esercito bizantino, Gisliberto e Goselmo, le rubarono per consegnarle al Vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aci, l’odierna Aci Castello. Il 17 agosto dello stesso anno , così, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania.

4. In onore di Sant’Agata, a Catania si preparano delle deliziose cassatine, dalla particolare forma semisferica, che ricordano il seno di una donna e che vengono chiamate, appunto, minne o minnuzze di Sant’Agata. Un dolce che viene preparato in tutta la Sicilia, e la cui origine è da rintracciarsi nell’antichità.

5. I devoti che trainano il fercolo, con il busto reliquario e lo scrigno, per le strade della città indossano una vera e propria «divisa»: un saio di cotone bianco, detto «saccu», un berretto di velluto nero, detto «scurzitta», un cordone bianco intorno alla vita, dei guanti e un fazzoletto pronto per essere agitatoin segno di amore e devozione alla santa.

6. Nel 1169 un grave terremoto e una tremenda eruzione dell’Etna colpirono Catania. Il fiume di lava, scorrendo per i pendii del vulcano e allargandosi nelle campagne, distruggeva ogni cosa avanzando inarrestabile verso il capoluogo etneo. Ma una processione col sacro velo della santa bloccò la scia di fuoco, facendo gridare al miracolo (uno dei tanti attribuiti ad Agata).

7. Un elemento fondamentale delle festività agatine sono le candelore, o “cerei”, grosse e dorate costruzioni in legno riccamente scolpite, che rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri e pesano dai 400 ai 900 kg a testa.

8. Santa Lucia andò, con la madre gravemente ammalata, a pregare sulla tomba di Agata per implorarne la guarigione. La leggenda narra che la patrona di Siracusa, mentre pregava, ebbe una visione nella quale Sant’Agata le disse «perché sei venuta qui quando ciò che mi chiedi puoi farlo anche tu? Così come Catania è protetta da me, la tua Siracusa lo sarà da te.» La madre di Lucia guarì, e la giovane dopo poco venne martirizzata.

9. Pare che che nella notte tra il 4 e 5 febbraio, proprio nei giorni del martirio di Agata, dal fiume Simeto in cui perse la vita il proconsole Quinziano (cioè colui che strappò le mammelle della santa), si sentano ancora le sue urla disperate che sembrano invocare ripetutamente il nome di Agata.

10. Agata è patrona di moltissimi altri comuni italiani, e anche di diverse località straniere. Tra queste, la Repubblica di San Marino, Mdina a Malta, Città di Pesqueira in Brasile e Le Fournet in Francia.

 


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