Miti ancestrali raccontano il Castello Ursino di Catania.
Citymap SiciliaArticolo redatto in collaborazione con il team della rivista cartacea e online Living in the City
Il maniero, recentemente restituito alla città con la delibera dell’area pedonale permanente di Piazza Federico Di Svevia, è popolato da storie e racconti leggendari.
Sapevi che i primi a popolare il Castello Ursino sono stati i giganti Ursini?
Creature mitologiche sconfitte e scacciate dal celebre paladino Uzeta, condottiero catanese per eccellenza, secondo un famoso racconto popolare.
Una delle tante storie che per anni hanno nutrito le leggende intorno al maniero catanese, fatto edificare da Federico II di Svevia nel XIII secolo in stile gotico, oggi sede del Museo Civico della città di Catania.
Il Museo Civico è sorto proprio grazie alle donazioni di illustri collezionisti privati catanesi e rappresenta una testimonianza della storia culturale della città.
Tra le opere esposte ricordiamo una piccola raccolta di tavolette bizantine, le opere della collezione Finocchiaro: San Cristoforo di Pietro Novelli, Natività di Geraci (copia della Natività di Caravaggio, trafugata a Palermo nel 1969), Morte di Catone di Matthias Stomer, l’Ultima cena di Luis de Morales (sec. XVI), il già citato S. Cristoforo di Pietro Novelli, il Cristo deriso e la Morte di Catone, già attribuito a Gerardo von Hontorst, ma che alcuni esperti ritengono piuttosto debbano essere attribuite al suo allievo, il fiammingo Matthias Stomer.
Ma torniamo alla leggenda dei giganti Ursini, raccontata a Catania sino ai primi anni del Novecento. Proprio in quegli anni, il mito popolare prese tutta un’altra piega e fece sparire del tutto il personaggio del normanno Ruggero in favore proprio del paladino Uzeta che nacque dall’abile mente creativa di un puparo catanese, don Raffaele Trombetta che costruì la sua personale versione della storia dei giganti. Non fu, secondo la sua storia, il normanno Ruggero a sconfiggere i saraceni ma un valoroso condottiero che abitava in via Naumachia, figlio di un umile tessitore catanese.
E sebbene il personaggio e le vicende di Uzeta furono successivamente riprese, con alcune varianti, da Giuseppe La Malfa, noto giornalista del tempo, i pupari negli anni hanno continuato a tramandare la versione di Trombetta. Uzeta divenne il protagonista di moltissime altre leggende popolari, entrando a pieno diritto nell’olimpo dell’Opera dei Pupi e meritando, accanto al “Liotru”, il ruolo di personaggio simbolo della Città. Coraggioso e intraprendente, il paladino Uzeta riuscì a sconfiggere i giganti Ursini e ad entrare nelle grazie di re Cocolo, conquistando anche il cuore della principessa Galatea, che divenne poi sua moglie.
Il Castello Ursino, dunque, nel corso della sua storia ha vissuto molte vite. Dal XVI secolo al 1838 il maniero catanese divenne una prigione, un luogo di detenzione per i prigionieri, confinati nelle buie celle del Castello infestate da topi, insetti e tarantole. I graffiti sui muri raccontano quello che i detenuti riuscivano a scorgere del mondo esterno: navi, cannoni e mura merlate, lotte e storie di conquiste.
Quante storie hanno ascoltate quelle mura e circolano voci e sussurri ancora oggi, si dice, chiaramente ascoltabili durante le ore notturne. Porte che si chiudono all’improvviso, bisbigli e strani rumori misti ad urla e figure inquietanti che nell’ombra prendono forma. Un confine sottile quello tra fantasia e percezione della realtà che nel tempo ha alimentato le leggende sul Castello Ursino della città etnea.
Oggi il Museo Civico all’interno del Castello è visitabile quasi in tutti i suoi spazi e si possono ammirare opere già dalla prima sala d’ingresso, la sala delle Armi, proseguendo, un ascensore o delle ampie scale, fanno accedere ai due piani superiori, al primo si trova la grande Pinacoteca, al secondo livello, un open space, che oltre ad ospitare altri percorsi museali, Numismatica, disegni ed incisioni dell’architetto Sebastiano Ittar, macchine tessili di una fabbrica catanese dell’800 e, ancora, altre opere pittoriche e scultoree, si apre in fondo alla sala con una vista dall’alto con sfondo l’Etna e i tetti della città.
Un luogo di rinnovamento e crescita, ancor oggi, custode della storia e della cultura della città di Catania.
