Opera dedicata Virdimura

Medico e chirurgo

Acrilico e foglia, oro su tavola di legno – dimensioni 40×60 cm

Opera di LJUBIZA MEZZATESTA

Catania – 1981
Architetto e grafica
Nasce a Catania col sole nei Gemelli e la Luna in Acquario. La prima formazione artistica avviene all’Istituto d’Arte nel campo delle arti visive applicate. Dopo la laurea alla Facoltà di Architettura Valle Giulia di Roma, riprende gli studi nel campo della grafica d’arte, specializzandosi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Attualmente vive e lavora a Catania. È presidente dell’associazione Tabare in via San Michele, quadrilatero dell’arte etneo. Ha partecipato a diverse mostre a Roma, Milano, Napoli Trieste, Formello, Carnello e Catania.

Virdimura (secolo XIV)

Virdimura, catanese di origini ebraiche, vissuta nel XIV secolo, fu la prima donna ufficialmente autorizzata ad esercitare la medicina e la chirurgia.

Era sposata con un altro medico, Pasquale di Catania, chirurgo di formazione universitaria che fu suo tutor e le insegnò l’arte della chirurgia e della fitoterapia.
Sebbene a quell’epoca l’accesso ufficiale delle donne alla professione medica fosse fortemente ostacolato, se non vietato, Virdimura, desiderosa di potere ottenere il riconoscimento per le sue capacità di guarigione e di poter esercitare ufficialmente la sua attività di medico, chiese che le fosse riconosciuta l’abilitazione allo svolgimento della professione medica. A tal fine, oltre a portare la testimonianza di numerosi pazienti guariti a seguito delle sue cure, Virdimura dovette sostenere, superandoli brillantemente, diversi esami per dimostrare l’estensione delle sue conoscenze.
Così, il 7 novembre 1376, a seguito di un accurato esame da parte di una “commissione regia” composta da fisici della corte reale, Virdimura fu ufficialmente autorizzata a praticare la scienza medica in tutto il regno di Sicilia (il documento attestante l’abilitazione alla professione medica di Virdimura è oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Palermo).

Virdimura, come attesta la nota di merito del documento di abilitazione all’esercizio della professione medica, curava donne, poveri e disabili. Per sua scelta decise di non lavorare tra i ricchi nobili che potevano permettersi di pagarla bene, ma piuttosto di dedicarsi ai poveri della Sicilia, spesso gratuitamente o con una tariffa molto ridotta. Si prese cura del “diverso” e del malato con amore e perseveranza, ottenendo apprezzamento e lodi dai pazienti soddisfatti e grati per le cure ricevute, suscitando anche l’invidia di alcuni dei colleghi uomini. Sebbene un tempo le donne medico venissero additate come streghe o fattucchiere ed isolate dalla realtà della medicina, i pazienti si affidavano completamente alle loro cure. Le medichesse si prendevano cura di ogni malato con perizia, riuscendo a praticare anche interventi di chirurgia plastica. Il loro intervento veniva richiesto soprattutto dalle pazienti donne, principalmente nei momenti di assistenza durante le gravidanze ed i parti, anche per la maggiore confidenza che potevano trovare in un medico dello stesso sesso.

In onore dell’impegno e della professionalità di Virdimura, è stato istituito un prestigioso premio internazionale, il “Premio Internazionale Virdimura”, che viene assegnato a noti personaggi della cultura e delle istituzioni, rispondenti ai requisiti di sensibilità e di umanità espressi da Virdimura, a testimonianza di un impegno per la pace e la collaborazione.

 

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