Opera dedicata a Peppa a Cannunera
Patriota italiana
Tecnica piatto di ceramica De Simone – Dipinto a mano diametro 55 cm
Opera di Giuseppe Mazzaglia
Catania – 1989
Artista
Laureato presso l’accademia delle belle arti di Catania, è attivo nel territorio siciliano attraverso estemporanee di pittura e mostre d’arte. Appassionato di ceramica ricopre il ruolo di disegnatore presso la “Ceramiche De Simone”. L’opera “Peppa a cannunera” – piatto di ceramica disegnato e dipinto a mano – nasce dalla volontà di celebrare l’eroina del Risorgimento tanto cara alla comunità catanese e di rappresentare un avvenimento oltre che un personaggio al confine tra realtà e leggenda.
Giuseppa Bolognara o “Peppa a Cannunera” (1826-1884)
Giuseppa Bolognara, conosciuta come Peppa la Cannoniera (Peppa a Cannunera), è nata a Barcellona Pozzo di Gotto, ma è considerata catanese per adozione. La data di nascita non è certa, secondo alcuni è nata nel 1826, secondo altri nel 1841. Ebbe un’infanzia difficile in quanto fu abbandonata in un orfanotrofio dai genitori naturali e fu cresciuta da una nutrice da cui deriva il cognome Bolognara o Calcagno (usati spesso entrambi). È stato il frutto degli illeciti amori di un tal Antonino Mazzeo, sensale di agrumi.
L’iconografia ne fa risaltare il bell’aspetto, mentre altre fonti testimoniano la bruttezza del suo viso, butterato dal vaiolo e un aspetto fisico mascolino. Non conosciamo con certezza la sua professione, alcune fonti sostengono che fosse serva di un oste catanese e poi aiutante stalliere in un fondaco. A quel tempo non godeva di buona reputazione a causa del legame con un ragazzo, Vanni, molto più giovane di lei. Fu proprio a causa del legame con il giovane che Peppa si ritrovò coinvolta nei moti rivoluzionari per l’Unità d’Italia avvenuti nel 1860. Il 31 maggio di quell’anno avvenne un’insurrezione antiborbonica nella città etnea e gli insorti, guidati dal colonnello Giuseppe Poulet resistettero all’attacco delle truppe napoletane. Proprio quel giorno Peppa fu protagonista assoluta, quando gli insorti, su suggerimento della nostra protagonista, collocarono un cannone nella Piazzetta Ogninella alle spalle dell’esercito borbonico e spararono, costringendo i nemici a fuggire e lasciare un cannone sulla via.
Peppa, nel pieno degli scontri tra le vie catanesi, prese delle sue iniziative e chiudendo la porta del palazzo Tornabene riuscì a cogliere di sorpresa il nemico e s’impadronì di un cannone incustodito tirandolo a sé con l’aiuto di una fune e di altri patrioti vicini a lei, dopo di che sparse della polvere da sparo sulla bocca del cannone e le diede fuoco, simulando un colpo di cannone. Attese che la cavalleria dei soldati borbonici si avvicinasse, questi sicuri che il cannone di Peppa fosse scarico, si lanciarono alla carica per riguadagnare il terreno perso ma la donna, rimasta coraggiosamente immobile nella sua posizione, li attendeva pronta a sparare con quel medesimo cannone del quale si era impadronita. Fu così che Giuseppa Bolognara riuscì a colpire l’esercito borbonico e a mettersi in salvo. Nondimeno non fu possibile per i patrioti impadronirsi del pezzo d’artiglieria, poiché i soldati vigilavano a distanza su di esso, tirando colpi d’archibugio dalla Piazza degli Studi, in cui s’erano rifugiati. Allora Peppa, con un cappio ed un po’ di ingegno, riuscì a recuperare il cannone senza doversi esporre al pericolo.
In seguito, mentre trasportava con alcuni compagni l’arma conquistata, fu sorpresa da due squadroni di lancieri che si prepararono alla carica. Peppa fu l’unica che non fuggì e rimase in attesa dietro l’affusto simulando una cilecca per indurre i borbonici a slanciarsi su di lei senza sospetti: quando furono vicini, la donna fece fuoco causando gravi perdite agli assalitori. Scappata dal luogo degli scontri, riuscì a portare in salvo il cannone fino a Mascalucia, sede del quartier generale dei rivoluzionari favorevoli alla formazione dell’Italia. Quando il 3 giugno le truppe napoletane si ritirarono da Catania, Peppa rimase con i rivoluzionari, svolgendo il ruolo di vivandiera. Ma quando venne il momento di espugnare Siracusa, ancora sotto la bandiera del re Borbone Francesco II, Peppa decise di prendere parte alle nuove battaglie e venne quindi nella città aretusea togliendosi gli abiti femminili e indossando quelli maschili. La causa del drastico cambiamento pare fosse la scoperta del tradimento da parte del bel Vanni , “su non sevvu comu fimmina allura fazzu u masculu ca ie chiù facili” fu questo il giuramento che si narra fece Peppa.
Questo cambiamento di abbigliamento Giuseppa Bolognara Calcagno lo adottò anche successivamente, non indossando più gonne e indumenti femminili e assumendo un comportamento caratteriale mascolino; le cronache narrano che passò diverso tempo nelle caserme a fumare e a bere. Finite le insurrezioni, compiuta l’unità nazionale italiana, Peppa per la sua partecipazione ai moti rivoluzionari fu decorata con la medaglia d’argento al valor militare. Le venne data una pensione dallo Stato che ammontava a nove ducati mensili, solo che poterono durarle per un massimo di due anni, poiché l’anno seguente le fu fatto un conguaglio di 216 ducati da parte del comune di Catania. Si hanno notizie di lei a Catania fino al 1876 poi le fonti storiche non ne danno più notizia. Alcuni sostengono che ella fosse tornata nel Messinese, dove era nata. Peppa è quindi un simbolo della partecipazione popolare all’insurrezione contro i Borboni.
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